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Interessante arrampicata, molto varia e mai banale. Placche, diedri e fessure si susseguono continuamente. Probabilmente è la via più interessante della struttura, malgrado qualche breve tratto di roccia sporca di licheni e un po' sabbiosa, caratteristica comune a tutta la parete. I tiri centrali, quello che aggira un grande tetto e il successivo lungo una fessura di non immediata lettura, sono i più belli e i più impegnativi.
Si torna a ritroso sulla strada asfaltata e si nota, a una decina di metri a valle del bivio tra la cava e la strada che sale a Preda Rossa, un sentierino ripido che parte dal muretto in pietra. Lo si risale, tra vegetazione fitta, fino ad arrivare a un tratto della vecchia strada invasa dalla frana; si percorre il nastro asfaltato per un tornante, finché non è nuovamente sommerso dai sassi. Di qui si risale brevemente la frana di grossi blocchi (numerosi ometti) fino a deviare decisamente a sinistra (ovest) ed entrare nel bosco. La traccia, dapprima appena accennata, si fa più evidente; ci si porta alla base di alcuni salti rocciosi traversando sempre verso ovest, finché non si incontra un bivio, in prossimità di alcuni vecchi paletti con filo spinato. Si devia a destra per traccia più esile, fino a raggiungere le placche superiori; si traversa a destra (breve corda fissa su una placca) e, costeggiando la base, si raggiunge l'attacco, nei pressi di un intaglio formato da un masso a ridosso della parete (spit), appena dopo "I punti di Berti". Un'ora scarsa dal parcheggio, tre ore per la via, due ore per tornare al parcheggio.
In doppia lungo la via (soste attrezzate con maglia rapida o moschettone) e poi a ritroso per il sentiero utilizzato in salita.
Due corde da 50 metri, una serie di dadi o friends.
M.Cisana, L. Natali, P.Scotti - 2006
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Джерело: camptocamp.org · текст під ліцензією CC BY-SA 4.0