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Un classico esempio di come la via non sia il grado. Catalogata come itinerario discontinuo, offre un concentrato di alpinismo puro: linea logica ma da ricercare, chiodatura ridotta al minimo, progressione talora entusiasmante, talora assai precaria. La prima parte percorre diedri erbosi che possono trasudare acqua, motivo per cui è giocoforza spostarsi sulle placche, dove si trovano difficoltà superiori e poche possibilità di proteggersi. Nella seconda parte, oltre un canale-camino di blocchi malfermi, la linea acquista in bellezza, insinuandosi in mezzo a tetti che supera con soli due passi in artificiale, su roccia compatta e lavorata. Una via lontana anni luce dalle tendenze attuali, che fa riscoprire il gusto dell'avventura, quasi si trattasse di un terreno vergine. Ambiente impareggiabile.
Da San Martino entrare in Val di Mello (parcheggio presso il Gatto Rosso, accessibile solo fuori stagione; diversamente usare il bus navetta o salire a piedi). Per lungo e faticoso sentiero, incerto sopra i 2000 m, fino al bivacco Manzi-Pirotta (2540 m - 5 ore circa). Da qui portarsi nel vallone morenico sottostante la Punta Ferrario, fino alla base delle placche inclinate che salgono verso sinistra (ovest). Neve a inizio stagione. Risalire tutte le placche (150 m circa II grado tre chiodi di calata). L'attacco è nella zona in cui la parete assume la forma di una rampa di placche lisciate, a sinistra della linea di fessure lungo cui si sviluppano i primi tiri. Cinque-sei ore per la via, tre ore per tornare all'attacco; quattro ore per rientrare in Val di Mello.
Rispetto alla discesa indicata su tutte le pubblicazioni lungo il versante sudest, è stata sommariamente attrezzata una linea di calate lungo la via (come da schizzo) utilizzando le soste già presenti e i numerosi spuntoni, senza aggiunta di chiodi. In questo modo si evita il rognoso ghiacciaio sospeso e un canale indicato come molto pericoloso; tenere tuttavia presente che si tratta di una discesa lunga (10 doppie), non sempre lineare e su ancoraggi da verificare con attenzione.
Due corde (meglio da 60 metri, per la discesa), una serie completa di dadi e friends, qualche chiodo a U e universale, martello, numerosi cordini.
V.Taldo, R. Frisia, C.Zamboni - 1959 Vasco Taldo: grande atleta, campione di canotaggio, arrampicatore formidabile, in attività ancor oggi, alla veneranda età di ottant'anni. A lui e ai suoi compagni si devono alcune grandi realizzazioni sui monti del Masino, a cavallo tra gli anni `50 e '60, di cui la più celebre è la via aperta sul Picco Luigi Amedeo, rimasta per almeno due decenni la più difficile della zona. Meno impegnativa e innovativa, ma per certi versi ancor più selvaggia questa salita sulla Punta Ferrario, cui si affiancò un altro itinerario più a destra, che superava i gialli strapiombi della parete sudest. Genio e potenza, uniti in uno stile inconfondibile
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Source: camptocamp.org · text under CC BY-SA 4.0