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Parete di placche lavorate, abbastanza frequentemente percorsa, se è vero che le soste sono quasi tutte attrezzate con vecchi cordoni su massi (cosa inusuale). Arrampicata piacevole, mai difficile, adatta per i principianti e per un primo approccio alla severa etica locale. La via attacca le placche fessurate all'estrema destra.
Itinerario breve, il più facile tra quelli proposti. Non termina su una cima ma su una grande cengia detritica. Il salto successivo può essere superato tramite la via "Friday rush", di analoga difficoltà. Risale dapprima una fessura-diedro, che poi si trasforma in camino: camino che tuttavia non si affronta direttamente ma si aggira a sinistra per ben due volte (la via originale ne dovrebbe salire l'ultimo tratto, di roccia dubbia, direttamente).
Avvicinamento
In circa quindici minuti si raggiunge la base della parete, preferibilmente partendo dal parcheggio antistante il monastero (posto di blocco) o dallo stesso monastero, percorrendo un tratto di valle a ritroso. Due ore e mezza per la via, un'ora scarsa per la discesa.
Traversare la cengia in direzione nord, fino a raggiungere subito lo spigolo roccioso, che sembrerebbe impraticabile, ma invece è percorso da una serie di fessure, canali e cenge che ne consentono il superamento, zigzagando a destra e sinistra. Mantenersi sempre sul suo largo fianco, senza deviare, se non da ultimo, a destra, verso la base della parete, quando le rocce sono più inclinate.
Una serie completa di dadi e friends.
Ani Calvo, Yoni Pantenovitz - 1985
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Source: camptocamp.org · text under CC BY-SA 4.0