No results
Salita grandiosa in ambiente selvaggio, alpinisticamente completa sia per l’avvicinamento su ghiacciaio che per la complessa logistica e l'ingaggio.
La logistica migliore non è di pernottare al Sasc Furà o alla Sciora, ma la seguente:
## 1° giorno
salire al Sasc Furà e raggiungere il Viale. Scendere sul versante opposto e, al termine del tratto attrezzato, non appena il sentiero si fa pianeggiante, risalire il pendio morenico fino a una zona di blocchi dove vi è un ottimo posto da bivacco (acqua nei pressi).
## 2° giorno
salire al nevaio soprastante e al colletto compreso tra il ghiacciaio e uno sperone roccioso. Si mette piede sul ghiacciaio, dirigendosi quasi sotto la parete del Badile. In questo modo si aggirano tutte le zone crepacciate; spostandosi progressivamente verso est, contornando una grande fenditura, si raggiunge il plateau sommitale, in leggera discesa, fino alle rocce del Cengalo. L’attacco è 10-15 m più in basso rispetto a un evidente canale di scolo (scariche possibili); su un ballatoio, poco visibile, c’è un vecchio chiodo ad anello.
3 ore per raggiungere il posto da bivacco, 1 ora per l’avvicinamento
### Via
Il percorso, logico, si articola in sei zone:
* 1) zoccolo-sperone di rocce trasversali, con rampe e cenge
* 2) crestina di rocce rotte erbose
* 3) zona di diedri verticali che adduce alle placche
* 4) placche fessurate di roccia ottima
* 5) tetti dalle lame bianche, non molto solide
* 6) uscita sugli sfasciumi sommitali e neve.
Tutte le soste sono attrezzate e lungo i tiri si trova qualche chiodo; roccia da buona a ottima, solo disturbata dalla vegetazione nella parte bassa. Arrampicata poco atletica in ambiente mozzafiato.
8 ore per la via.
### Discesa e rientro
Al termine della via si prosegue per lo sperone di detriti e neve, fino a raggiungere un’ampia terrazza che consente di traversare obliquamente verso sud. Risalire tratti di rocce rotte, continuando a traversare a destra (faccia a monte), fino a raggiungere il raccordo con la via normale, un centinaio di metri sotto la vetta.
La discesa, in assenza di neve, è semplice e si svolge per lo più su gande di grossi blocchi, con qualche passo in arrampicata. Si segue a ritroso il crinale, ampio e frastagliato, aggirando alcuni torrioni, ora sul lato sud, ora sul lato nord (qualche catena), fino al colle del Cengalo, da cui si scende per canalini e placche (breve corda fissa al termine) fino al termine delle difficoltà.
Da qui si raggiunge il Rifugio Gianetti, da cui vi sono tre possibilità:
* a) scendere ai Bagni di Masino
* b) rientrare in Bondasca tramite il Passo di Bondo (soluzione veloce ma ormai spesso impraticabile per le pessime condizioni del ghiacciaio della Bondasca e delle rocce sottostanti il passo)
* c) scavalcare il Passo del Porcellizzo e il Passo di Trubinasca (soluzione consigliata - sentiero attrezzato e segnato).
2h30 per arrivare alla Gianetti; 4h per rientrare a Laret col giro della Trubinasca.
Due corde, serie completa di dadi e friends, martello e chiodi non indispensabili, ramponi e bastoncini
Via a torto temuta per la qualità della roccia nella parte bassa, in realtà, se si ha intuito e un pizzico di fortuna, il cosiddetto zoccolo non è così famigerato e il percorso non è impossibile da trovare: ricordarsi di attaccare in alto e di evitare, nella zona dei diedri, le difficili e fuorvianti varianti che tendono a destra
Pick a date to see who is going
Source: camptocamp.org · text under CC BY-SA 4.0